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La XV Sagra del Muschio - festa nel bosco

LA QUINDICESIMA SAGRA DEL MUSCHIO (iniziativa di sensibilizzazione senza barriere architettoniche) DOMENICA 27 LUGLIO 2014 bosc...

Iniziativa di solidarietà · Disabilità

LA QUINDICESIMA SAGRA DEL

MUSCHIO

(iniziativa di sensibilizzazione senza barriere architettoniche)

DOMENICA 27 LUGLIO 2014

bosco di CADELSASSO

(Frazione di Civo)

Ore 11.00 inizio manifestazione

Pranzo (12.30) fino ad esaurimento posti a base di:

Primi ai mirtilli (tagliatelle e riso) o polenta - Carne o formaggio alla brace e contorno

Dolci ai frutti di bosco e torte caserecce

Prosecuzione della giornata con panini e bevande

Giochi e animazioni dedicate ai bambini – partite di Scala 40

Concorso per la migliore torta (info tel. 347 7283691) - Minitorneo di pallavolo estivo GASP

Bancarelle - Visite guidate all'antico torchio e alle coltivazioni biologiche

Ore 18.00 chiusura della manifestazione




Opportunità di volontariato
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27
luglio

Civo, 46.1566,9.58125 km da te

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C'è un commento a questa iniziativa.

Il Muschio - Insieme · L'AGRICOLTURA SOCIALE IN FESTA: LA QUINDICESIMA SAGRA DEL MUSCHIO

Dopo alcuni anni di assenza domenica 27 luglio nel bosco di Cadelsasso è tornata la Sagra del Muschio che ha siglato la quindicesima edizione.

E' stato così possibile riproporre quella che può essere definita la prima – e probabilmente unica – festa dell'agricoltura sociale valtellinese.
Il Progetto Muschio di Cooperativa Sociale Insieme Onlus è infatti un'iniziativa che propone l'agricoltura come una serie di azioni di inclusione sociale, lavorative, ricreative e educative a favore di persone con disabilità.

Nato nel 1996 e tra i primi in Italia questo progetto ha sempre considerato il contesto agricolo in termini di azioni, spazi e tempi come opportunità valide e stimolanti per mantenere e sviluppare diverse abilità, socializzare, riconquistare fiducia, sentirsi utili e, di conseguenza, dare un senso alla propria esistenza. Il processo produttivo agricolo propone infatti una serie di attività diversificate e realizzabili con modalità differenti.
Si tratta di un approccio di cui si è iniziato a parlare negli anni '80 del diciannovesimo secolo e che si è via via sviluppato in diversi contesti come percorso alternativo e più naturale rispetto alle proposte tradizionali spesso realizzate all'interno di una struttura.
Negli anni è stato poi possibile adeguare l'attività agricola individuando le modalità migliori per fronteggiare e risolvere le diverse difficoltà di “accessibilità” grazie all'organizzazione degli spazi e dei diversi lavori in modo appropriato.
Lavorare in agricoltura nel rispetto delle capacità e dei ritmi di ognuno/a significa anche conoscere e condividere i ritmi e le esigenze di altri esseri viventi, come piante ed animali, che necessitano di attenzione e di cure particolari. Così facendo è possibile lo sviluppo di un senso di autostima, responsabilità e di coinvolgimento estremamente importante per un percorso educativo.
Il ciclo produttivo agricolo, essendo abbastanza breve, permette di osservare presto i risultati della propria opera; “frutti” che funzionano da “media” per un confronto e un dialogo con l'esterno.
Attorno alle attività agricole possono poi ruotare diverse azioni connesse, quali quelle della trasformazione dei prodotti, del loro confezionamento anche attraverso attività di falegnameria, di cartotecnica, di lavorazione di tessuti; si sviluppa inoltre la cura dell'igiene e un percorso di scoperta dell'ambiente naturale e dell'ecologia.
Rispetto alle abilità stimolate o rinforzate, possiamo citare, ad esempio, lo sviluppo del senso del tempo, l'adeguata risposta al compito richiesto, l'orientamento spaziale, la manipolazione, l'attenzione, la collaborazione, ecc.
Lo scopo è quello di evitare situazioni di “accettazione passiva” spesso denunciata da Feuerstain nel testo “Non accettarmi come sono”; l'intenzione è quello di trovare un adeguato equilibrio rispetto ai due estremi caratterizzati da un accanimento didattico e da una deriva meramente assistenzialistica provocata da un atteggiamento iperprotettivo e vittimistico che impedisce la soddisfazione del bisogno psicofisico di ogni uomo e ogni donna ovvero di avere un ruolo nella società e di essere riconosciuti. Montobbio insegna.
Il percorso non è sicuramente semplice, richiede diverse personalizzazioni e una “crescita culturale” della comunità ma i risultati sono prorompenti ed entusiasmanti.

Nello specifico il “Progetto Muschio” si è concentrato nella coltivazione di frutti di bosco con particolare riferimento a Mortilli, More, Ribes e Lamponi.
La prima coltivazione – altre sono in essere nel comune di Cosio Valtellino – è stata avviata a Cadelsasso appunto nel 1996: la prima di una certa dimensione – 250 piantine – che ha funzionato da stimolo e da effetto moltiplicatore nei confronti degli ormai tanti coltivatori di mirtilli in Valtellina.
Durante le 15 sagre e quasi altrettante castagnate sono infatti stati migliaia i visitatori e sicuramente molte persone sono state stimolate da questo esempio.
Tutte le coltivazioni hanno la certificazione biologica bioagricert, i frutti vengono proposti freschi o trasformati in confetture presso il laboratorio del nuovo centro servizi “I Prati” di Cosio Valtellino dove trovano ospitalità anche diverse altre iniziative tra le quali quelle del Centro Socio Educativo “Il Tralcio” e del “Servizio Formazione all'Autonomia”.

La giornata della festa è stata articolata in differenti momenti ed è stata realizzata grazie a molteplici collaborazione con realtà del territorio.
Tutto pronto alle 11 di domenica grazie ad una tregua meteorologica, tanti volontari e all'aiuto indispensabile dell'Associazione Abitanti di Cadelsasso.
I cuochi – destinatari di elogi da parte di tutti i commensali – erano già presenti alle otto per preparare polenta, carne e formaggio alla brace e, soprattutto un ottimo riso e ottime tagliatelle ai mirtilli, come vuole la tradizione(vedasi foto).


Terminato il pranzo con dolci caserecci le attività si sono diversificate in diversi modi a partire da “tranquille” partite di scala quaranta ma anche nello shopping presso la bancarella che proponeva frutti freschi, confetture e tante produzioni artigianali connessi con la natura (vedasi foto).

I bambini hanno invece potuto divertirsi nel laboratorio creativo di pittura con le mani e nella ricerca del proprio “animale guida” nonché nella costruzione del “teepee” indiano all'interno del quale è stata effettuata una lettura animata (vedasi foto).

Grande interesse ha suscitato il primo trofeo estivo GASP – Gruppo Amici dello Sport della Pallavolo: il gruppo promosso da Anffas Onlus Sondrio ha potuto portare la pallavolo in questo bellissimo contesto grazie alla disponibilità dell'Associazione Amici di Cadelsasso che ha messo a disposizione il campo (vedasi foto).

Diverse squadre hanno partecipato al torneo e tutte/i hanno espresso un ottimo livello agonistico ma soprattutto una meravigliosa sportività (vedasi foto).

Come da tradizione sono poi partite le visite guidate alla coltivazione di mirtilli e all'antico torchio consortile di Cadelsasso, una struttura modello per una modalità di collaborazione efficace dove la condivisione e la mutualità sono gli strumenti vincenti per sopravvivere e migliorare ascoltando tutti i diversi bisogni.

Ormai mature le quasi introvabili corniole assaggiate da alcuni visitatori nel dimenticato parco dei frutti dimenticati (vedasi foto).

Un ringraziamento particolare alla Famiglia Valtellinese, a Bim, a Fondazione Creval e ovviamente a tutte le persone che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione.

2014-07-29T13:27:57+02:00