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GERMOGLI D'INCLUSIONE  I servizi rischiano di essere autostrade senza uscita. A. Nuzzo Premessa – i fondamenti dell'inclusione ...

Workshop, laboratorio · Disabilità

GERMOGLI D'INCLUSIONE 



I servizi rischiano di
essere autostrade
senza uscita.
A. Nuzzo

Premessa – i fondamenti dell'inclusione
La prospettiva inclusiva propone uno “spostamento della riflessione dal deficit rappresentato all’interno della persona, al tema delle differenze come modo originale, personale di proporsi nelle interazioni e delle barriere e agli ostacoli (politiche, aspettative, organizzazione, ruoli, linguaggi…) costruiti dai e nei contesti (micro e macro).” A. Medeghini, 2014.
Fondamentale è quindi la prospettiva di un cammino che preveda di aprire sempre nuove possibilità di interazione e relazione tra la persone disabili e tutte le altre persone.
Il focus dell'azione inclusiva quindi si amplia, partendo dai bisogni espressi dalle persone disabili, alle barriere (architettoniche, culturali, economiche, di pensiero) per arrivare ad individuare e proporre un adattamento e una migliore accoglienza da parte del territorio e del contesto sociale in genere. Viene quindi messo in discussione l'assunto che le persone disabili si debbano per forza adattare a “quello che c'è” nell'ottica che anche “quello che c'è” debba cambiare.
In sintesi la prospettiva inclusiva favorisce, oltre al benessere fisico – alimentazione, mobilità, attività di cura – lo sviluppo personale di competenze e saperi: apprendimento, cultura, autonomie nonché lo sviluppo del ruolo sociale e la partecipazione alla vita della comunità mantenendo sempre l'attenzione anche sul benessere emozionale: autostima, senso di sicurezza, identità, ecc.
Nel caso de “I Prati”, l'”autostrada” ha già alcuni svincoli orientati da una prospettiva inclusiva.
In particolare tali azioni si manifestano in modi diversi con una “viabilità” a doppio senso e strettamente correlati tra di loro:
- dalla sede dei servizi verso la comunità (inserimenti lavorativi, occupazionali, attività promosse all'esterno)
- dalla comunità alla sede dei servizi (agricoltura sociale, volontariato, accoglienza gruppi).

E' nell'ottica della seconda modalità che il seguente progetto si propone: l'intenzione è di fare in modo che il “centro servizi I Prati” diventi sempre più un “centro d'attrazione” inteso nell'accezione di uno “spazio partecipato” dove si possano incrementare relazioni sociali evitando di diventare solo un insieme di servizi dedicati “es-clusivamente” (ex-cludere: chiudere fuori) alle persone disabili con il rischio di chiudersi fuori dal territorio e diventare paradossalmente ulteriore causa di “es-clusione”.
Si tratta anche di un lavoro sull'aumento del grado di “trasparenza” del contesto affinché sia possibile favorire, nella persona disabile, l'entrata e l'uscita da un determinato status: non solo “utente” ma anche e sempre più “persona” e “cittadino” con una precisa e definita appartenenza sociale nell'interazione con altre persone.
In questo modo si può riuscire a evidenziare come i diversi contesti siano interdipendenti e che il considerare il “problema della disabilità” come un problema ad esclusivo carico dei servizi e della famiglia sia nocivo alla persona disabile ma anche alla comunità intera.
In sintonia con la convenzione dei diritti delle persone disabili Onu del 2006 questo progetto si propone di agire in particolare in direzione della “piena ed effettiva partecipazione ed inclusione nella società, nel rispetto per le differenze e l'accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell'umanità stessa, le parità di opportunità, l'accessibilità, ...”.
Si ritiene infatti che il lavoro e la partecipazione sociale ben si inseriscano in un “progetto di vita” e siano elementi culturalmente valorizzanti per produrre o mantenere dei comportamenti e delle caratteristiche personali il più possibile normali (vedasi Wolfensberger, 1972). Inoltre “Il rimando al corso di vita permette di togliere le persone con disabilità da un indifferenziato temporale in cui si trovano inserite, cioè di eterni bambini, che nega le transizioni che segnano la vita delle persone come ad esempio adolescente, adulto, anziano e ciò che il lavoro e la vita di coppia ...” R.Medeghini, 2014.

IL PROGETTO “GERMOGLI DI INCLUSIONE”


L'inclusione chiede alle politiche,
alla comunità, alle istituzioni e al sociale
quali siano le condizioni, le possibilità,
le opportunità, i cambiamenti dei contesti
in grado di garantire lo spazio
per l'esercizio dei diritti, della cittadinanza
e della qualità di vita
per tutti, comprese le persone con disabilità.
R. Medeghini

Il progetto “Germogli di Inclusione” si sviluppa in tre moduli che prevedono un progressivo incremento del grado di “inclusione” dedicati alle persone con disabilità quali componenti effettivi della comunità e, di conseguenza, alla comunità stessa.
L'idea parte dall'esperienza di agricoltura sociale maturata in oltre quindici anni di attività dal Progetto Il Muschio i cui benefici sono evidenti sia dal punto di vista personale sia dal punto di vista sociale.
Rispetto ad un'analisi dei primi mesi di attività dell'iniziativa “I Prati” derivante dall'unione di tre cooperative sociali del territorio che già proponevano altrettanti progetti dedicati a persone con disabilità si è riscontrato che la nuova struttura messa a disposizione dalla Fondazione Sansi Martino e che ospita i servizi è l'ideale per promuovere iniziative dedicate all'agricoltura sociale e all'ambiente vista la localizzazione (i Prati del Bitto) del comune di Cosio Valtellino, la cura nella progettazione e nell'utilizzo di risorse eco-sostenibili (pannelli fotovoltaici e geotermico) nonché il grande spazio verde a disposizione.
La struttura è inoltre rapidamente diventata un punto di riferimento per il territorio: nei primi dodici mesi di vita ha infatti ospitato oltre tremila persone per corsi di formazione, dimostrazioni, convegni, feste, matrimoni, attività dedicate ai bambini, riunioni, assemblee, ecc.. Tali utilizzatori tuttavia frequentano la struttura quando i servizi dedicati alle persone disabili sono chiusi: le interazioni e le relazioni sono pertanto ridotti al minimo.
Questo progetto prevede così di individuare, attraverso attività agricole, la possibilità di mettere il più possibile in comunicazione tutte le persone che usufruiscono di questo spazio e di attirarne di nuove.
“I Prati” soffrono infatti la mancanza di uno spazio intermedio che permetta un accesso “libero”, “normale” e un contatto e conseguente relazione che difficilmente differisce dalla “visita” di un servizio dedicato a persone disabili o dalla realizzazione di attività di volontariato (comunque incentivato e ben accetto).
Forte è il bisogno di uno spazio dove poter esporre e mostrare i raccolti delle coltivazioni di frutti di bosco iniziate ormai quindi anni fa, le confetture e gli altri prodotti realizzati all'interno del servizio, ascoltare i commenti, raccogliere le prenotazione, vedere che il proprio lavoro viene apprezzato e richiesto.
In uno spazio di questo tipo la persona disabile potrà infatti rivestire il ruolo di produttore attivo quale falegname, coltivatore/coltivatrice di frutti di bosco, vivaista, produttore/produttrice di confetture, commerciante, ecc.. Sentirsi portatore di uno status riconosciuto, di appartenere alla comunità, di avere un ruolo attivo con ovvie ricadute positive in termini di autostima e di soddisfazione generale.
E' per questo motivo che si intende ampliare le attività agricole con una prima serra da dedicare ad attività florovivaistiche (primo modulo), uno spazio da dedicare a laboratorio – esposizione (secondo modulo) e, previa verifica, una seconda serra (terzo modulo).
Fulcro del progetto sarà il secondo modulo:
- l'intenzione è infatti quella di dedicare uno spazio dedicato all'esposizione / vendita / scambio di prodotti al pubblico;
- tale spazio avrà la funzione di interfaccia tra l'”esterno” e i servizi dedicati a persone disabili proponendosi anche come punto informativo;
- in determinati periodi dell'anno potrà essere utilizzata per percorsi didattici proposti alle scuole, laboratori rinvasi, luogo di ristoro, degustazione prodotti, ecc.).
L'attività produttiva sarà pertanto strettamente correlata con quella espositiva-relazionale.
Immediato e diretto l'utilizzo per attività educative da parte delle persone disabili già coinvolte nei servizi diurni e maggiori possibilità di sviluppare progetti di ortoterapia: proposta collaudatissima che permette lo sviluppo di aspirazioni e di aspettative, l'uscita da una “atemporalità” spersonalizzante, il mantenimento e il miglioramento della salute, la riduzione dello stress, lo sviluppo dell'attenzione e delle memoria, i ritorni emotivi.
LE STRUTTURE (aggiornamento 11/1/2015)
- Primo Modulo: serra a tunnel con doppio telo e, se possibile, bancali riscaldati le piante. Questa serra sarà dedicata prevalentemente alle coltivazioni “facili” ovvero produzione di piantine da orto e fiori di facile lavorazione.
Il costo del primo modulo è preventivato in ca. 25.000 euro.
- Secondo Modulo: serra-negozio - la struttura dovrà essere leggera e il più trasparente possibile, vicino all'entrata principale de “I Prati” e dovrà favorire l'accesso a persone con disabilità per permettere anche a persone su carrozzina di usufruire e interagire all'interno dello spazio.
- la vicinanza favorirà una migliore gestione delle diverse operazioni necessarie;
- il pavimento dovrà essere in cemento lisciato e privo di barriere architettoniche.
In queste immagini una una prima idea per una proposta personalizzata relativa ad una struttura pensata ad hoc e che combina legno lamellare e vetro (ai lati), policarbonato (o ancora vetro) sul tetto:

L'interno dovrà essere arredato con tavoli e bancali (acquistati, adattati o costruiti) adeguati per persone con disabilità fisica.
Il riscaldamento potrà essere di tipo eco-sostenibile ovvero a pavimento, alimentato da pompa calore in collegamento con quanto già realizzato all'interno della struttura “I Prati”.
La superficie complessiva a terra potrebbe essere di ca. 60/70 mq.; superficie che incrementerà gli spazi a disposizione del servizio (essendo la serra connessa con il resto della struttura) a favore di eventuali ampliamenti della convenzione o di nuove convenzioni.
Il progetto di avvale della consulenza tecnica e della collaborazione dell'azienda florovivaistica “Il Germoglio” di Dubino.


Il costo del secondo modulo è preventivato in ca. 45.000 euro.
TERZO MODULO: a seguito verifica dell'andamento positivo e della possibilità di auto-sostentamento delle iniziative proposte l'intenzione è quella di costruire una piccola serra maggiormente “professionale” riscaldata che permetta di realizzare attività florovivaistiche durante tutto l'anno nonché l'acquisto di un automezzo adeguato per gli usi di cui sopra.
Il costo del terzo modulo è preventivato in ca. 47.000 euro.




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