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Adriano Peracchi - Umano stupore Risonanze nel quotidiano

Adriano Peracchi Umano stupore Pagine: 144 in bianco e nero Prezzo: € 10,00 Collana: Piccole parole Formato: 21x15 Legatura: bros...

Evento informativo e promozionale

Adriano Peracchi

Umano stupore

Pagine: 144 in bianco e nero

Prezzo: € 10,00

Collana: Piccole parole

Formato: 21x15

Legatura: brossura cucita

ISBN: 978-88-98515-20-2

Uscita: settembre 2015

Don Adriano Peracchi

Ordinato prete dal vescovo Clemente Gaddi nel 1965, anno di chiusura del Concilio ecumenico Vaticano II. Per dieci anni ha operato nella parrocchia di Bonate Sotto in coincidenza con l'arrivo di David M. Turoldo nella vicina S. Egidio in Fontanella di Sotto il Monte: da quell'incontro e da quella straordinaria stagione conciliare, di grande forza profetica, ha ricevuto un'impronta indelebile che, negli anni a venire, lo porterà a percorrere le strade della solidarietà, dei conflitti, della pace e nonviolenza. Nel 1977, su invito di alcuni amici “laici qualificati”, accetta la scommessa di lavorare come operatore regionale per avviare progetti di integrazione socio-lavorativa con persone con disabilità, scoprendo l'importanza e la ricchezza del confronto con la diversità. Dal 1996 è stato parroco di Bondo Petello di Albino (Bergamo) fino al 2011. Sta imparando a diventare “uomo di confine”, non più al centro, ma sulla soglia, nella condizione di ospitare ogni “altro” che sia in cammino. Ha promosso e curato, assieme a mons. Maurizio Gervasoni e Damiano Previtali, il volume a più voci: Fragilità: orientamenti di senso per abitare la città con le disabilità e le fragilità (Città Aperta Edizioni, 2005), che raccoglie contributi interdisciplinari attorno al tema della “fragilità” come paradigma di interpretazione sociale a partire da un progetto/ricerca della Caritas di Bergamo. 

Umano stupore. Risonanze nel quotidiano

Nel vivere il quotidiano nella storia tra amarezze, delusioni e fallimenti si scoprono delle sorprese inaspettate, quell'umano stupore che ci fa sentire parte di una stessa umanità “sotto lo stesso cielo”. La scrittura poetica di don Adriano si mescola volentieri con l'umanità di donne e uomini che, per caso o per grazia, gli è toccato di incontrare, tra esistenze mirabili e altre meno fortunate. In questa narrazione le parole sono come ruminazioni che un salmista del nostro tempo declama per raccontarci frammenti di vita, esperienze, vissuti. Si deve andare oltre la banalità e riscoprire il valore dell'interiorità: stando al confine si scopre la libertà di guardare “l'altro” che incontri. «Scrive, a volte, anche per profezia: perché la parola poetica a volte non è quella dell'incanto della bellezza, ma piuttosto quella più asciutta e dura e forte della parrhesia. Uno sguardo amoroso più che amorevole, attento e sensibile, non si chiude di fronte alla durezza della cervice di altri concittadini, alle ingiustizie, piccole e grandi, del nostro tempo. È la forza di un richiamo, che interpella, vuole risvegliare. È la parola propria della libertà della persona». (Fulvio C. Manara)




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